Troppo presi dalla festosa celebrazione del crollo del “Muro di Berlino”, ci si dimentica che il 9 novembre è anche l’anniversario della Kristallnacht, ovvero la notte del 1938 in cui, attuato dai nazisti, giunse al culmine il primo gigantesco pogrom antiebraico, iniziato in effetti già da un paio di giorni. Le violenze verso gli ebrei (oltre che verso comunisti e socialisti, cristiani, rom, eccetera) avvenivano ormai da anni, gli ebrei erano già stati espulsi dall’amministrazione, dagli uffici pubblici, dalle scuole e i matrimoni misti erano stati proibiti. La Notte dei Cristalli costituisce però il primo vero grande caso di violenze su larga scala ufficialmente pianificate e organizzate dal partito nazista e dai suoi dirigenti, a partire da Goebbels e Himmler, di concerto con le “Sicherheitspolizei” ovvero le forze di polizia tedesche, comandate dal generale Reinhard Heydrich, che poi diverrà noto come “Il boia di Praga”.L’ondata di violenze investì contemporaneamente tutta la Germania, l’Austria e i Sudeti. Per inciso, l’annessione dei Sudeti alla Germania era uno dei punti principali del Patto di Monaco, l’accordo stipulato poco più di un mese prima, il 30 settembre, da Germania, Italia, Gran Bretagna e Francia.Alla Conferenza di Monaco non erano stati invitati né l’Urss né la Cecoslovacchia, di cui i Sudeti erano una regione abitata in gran parte da popolazione germanofona. Altri territori cecoslovacchi erano stati fatti passare sotto la Polonia ed altri ancora sotto l’Ungheria. In Polonia, dopo il 1918 si era sviluppato un regime nazionalista, reazionario e antisemita, una sorta di semidittatura militare, instaurata dal generale Pilsudski, che nel 1934 era stato uno dei primi a stringere accordi e patti con la Germania hitleriana.Similmente l’Ungheria era sotto il dominio dell’ammiraglio Horthy, anche lui ultrareazionario, che aveva creato un regime parafascista (le “Croci frecciate” erano l’equivalente magiaro delle Camicie brune tedesche o delle Camicie nere italiane).Del resto era chiaro da anni che Gran Bretagna e Francia (per non parlare di Ungheria e Polonia) volessero appoggiare e assecondare (il cosiddetto “appeasement”) la Germania e l’Italia per incoraggiarle e aizzarle contro l’Unione Sovietica. L’appoggio alla Germania in funzione antisovietica era anche a livello concreto, con forniture di materiali, mezzi, armi, nonché prestiti e finanziamenti. Altrettanto facevano gli Stati Uniti che, fino all’attacco giapponese a Pearl Harbour e la conseguente entrata in guerra contro l’Asse, furono i principali finanziatori e fornitori della Germania nazista. Non va poi dimenticata la Finlandia, che peraltro era stata resa indipendente dalla Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre, proprio quando Stalin era Commissario alle nazionalità. Per tutti gli anni Trenta, in Carelia, erano state attive bande nazionaliste fascistoidi (Karelian Sissit) che tentavano di strappare territori alla parte della regione rimasta sotto l’Urss. La Finlandia, come appunto la Polonia e l’Ungheria, era comunque un regime nazionalista, reazionario e legato economicamente e politicamente alla Germania nazista. Durante le trattative prima della guerra, offrendo in cambio altri territori e accordi commerciali, l’Urss chiese invano in prestito delle zone della baia che sarebbero state fondamentali per difendere Leningrado. L’Unione Sovietica, da almeno cinque anni, soprattutto tramite il Commissario del Popolo per gli Affari Esteri (ovvero il Ministro degli Esteri) Maksim Litvinov, ebreo come erano ebrei molti politici, dirigenti e generali sovietici, tentava inutilmente di proporre accordi diplomatici e militari a Gran Bretagna, Francia, Polonia, eccetera, contro la Germania nazista. Appunto, essi rifiutavano sistematicamente tutte le offerte sovietiche o ponevano condizioni inaccettabili che avrebbero di fatto addossato alla sola Urss l’impegno militare senza praticamente essere coinvolti. Per di più inviavano a trattare con i sovietici solo delegazioni di basso profilo e senza vero potere decisionale (in un’occasione, addirittura, la delegazione fu inviata dall’Inghilterra non in aereo, ma su una lentissima nave passeggeri, la City of Exeter, che impiegò quasi una settimana per arrivare a Leningrado).Alla fine, preferirono comunque accordarsi con Hitler e il suo alleato Mussolini. E’ per questo che, dopo l’ennesimo rifiuto da parte dei paesi occidentali, nell’agosto dell’anno seguente, l’Urss accettò (sapendo che in realtà i nazisti non l’avrebbe rispettato ma che comunque esso avrebbe garantito almeno un po’di tempo in più per organizzare le forze armate sovietiche) il “patto di non aggressione” proposto dalla Germania, che venne firmato da Ribbentropp e dal nuovo ministro sovietico Molotov. Un patto che inoltre non sanciva la “spartizione della Polonia” ma, per quanto riguardava l’Unione Sovietica, solo il recupero dei territori di Ucraina e Bielorussia che la Polonia aveva invaso sottraendoli alla Russia rivoluzionaria durante la guerra del 1919-1921 (cosa che appare chiara confrontando le cartine dell’epoca).Le potenze occidentali si illudevano che l’accordo raggiunto con i paesi fascisti fosse una garanzia di pace e sicurezza per se stesse, oltre che, auspicabilmente, il primo passo per un attacco tedesco contro l’Unione Sovietica, che esse consideravano il vero nemico. Non a caso, il primo ministro britannico Neville Chamberlain, scendendo dall’aereo al ritorno da Monaco, sventolò davanti ai giornalisti il foglio firmato da Hitler, affermando che esso significava la garanzia di almeno dieci anni di pace con la Germania.Winston Churchill commentò: “potevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore, avranno la guerra”. Insomma, poco più di un mese dopo l’Accordo di Monaco, i nazisti scatenarono la gigantesca violenza contro gli ebrei in tutto il territorio sotto il dominio hitleriano. Il 9 novembre era peraltro anche la data in cui, nel 1923, c’era stato il tentato golpe noto come “putsch di Kapp”, una delle date che i nazisti celebravano come parte della loro storia. Squadre di membri di Sa e Hitlerjugend, molti senza uniforme per far credere si trattasse di un moto spontaneo della popolazione (in effetti anche molti cittadini “normali” parteciparono alle violenze), assaltarono sinagoghe e negozi di commercianti e artigiani ebrei. Appunto in riferimento alle vetrine sfondate poi si parlerà di “Notte dei cristalli”.Circa 300 sinagoghe vennero date alle fiamme (dopo aver prelevato registri ed elenchi di nomi dei membri delle comunità), più di 7500 negozi vennero saccheggiati e devastati. Furono profanati cimiteri e anche abitazioni private vennero assaltate: i nazisti picchiarono gli uomini ebrei e violentarono le donne nelle loro case, mentre distruggevano senza pietà tutto quello che non potevano o non erano interessati a rubare.Mentre le sinagoghe bruciavano, i vigili del fuoco seguivano le disposizioni di non intervenire se non per evitare che le fiamme si propagassero ad altri edifici.Circa 1500 ebrei vennero uccisi in quei giorni, ma ci furono anche suicidi di donne in seguito agli innumerevoli stupri che si verificarono. Circa 30.000 ebrei maschi vennero arrestati da Ss e Gestapo. Alcuni di essi vennero successivamente rilasciati, mentre altri furono uccisi o rimasero prigionieri nei campi di concentramento di Dachau, Sachsenhausen, Buchenwald.La Kristallnacht è considerabile probabilmente la radice di quella che poi sarà la “Soluzione finale”, ufficialmente decisa a Wannsee tre anni dopo. Un “9 novembre” che si tende, insieme alle sue cause e ai suoi responsabili, corresponsabili e complici, a dimenticare…

di Ugo Braida